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MADE IN ITALY: A HONG KONG VA IN SCENA IL TOP DELL'OREFICERIA NAZIONALE/ADNKRONOS

 

MADE IN ITALY: A HONG KONG VA IN SCENA IL TOP DELL'OREFICERIA NAZIONALE/ADNKRONOS
230 AZIENDE TRICOLORI DAL 17 AL 21 SETTEMBRE PER LA FIERA MONDIALE Roma, 7 set. (Adnkronos) -

E' tutto oro italiano quel che luccica a Hong Kong. Sono ben 230 le aziende italiane di gioielli di lusso che parteciperanno alla fiera internazionale di Hong Kong dal 17 al 21 settembre. Lisola, massima zona di libertà economica al mondo, è ormai diventata la destinazione obbligatoria per penetrare nei mercati del lusso d'Oriente e d'Occidente. Hong Kong rappresenta una meta strategica per la nostra oreficeria, punta di diamante del nostro Made in Italy. Alcuni dati: nel 2013 il fatturato è stato di oltre 6 miliardi e 300milioni di euro, pari al 6,6% dell'intero comparto moda. Secondo le ricerche della FederOrafi, il segmento conta 9000 imprese con 32mila addetti alla produzioni e 50mila al commercio. Un vero e proprio colosso del Made in Italy che, come molti altri settori, ha risentito fortemente della crisi. Ma se il mercato interno va male, quello internazionale rappresenta una bella boccata di ossigeno. Per Stefano De Pascale, direttore della FederOrafi ''il Made in Italy dell'oro costituisce il 75% della quota export, percentuali di gran lunga superiori a qualsiasi altro settore moda e il 35% in più rispetto all'intero manifatturiero italiano. Il saldo commerciale positivo è di 2,9mld di euro''. Alla luce di questo volume d'affari, gli operatori italiani di settore volgono lo sguardo- e il business- ad Oriente. E Oriente, significa, appunto Hong Kong, porto profumato, in scrittura cinese. (segue) (Red/Ct/Adnkronos) 07-SET-14 16:58 NNNN

MERCATO ORIENTALE IN CONTINUA ESPANSIONE, IL TARGET E' LA FASCIA MEDIO ALTA    
(Adnkronos) -

''L'evento internazionale - dice Silvio Arati dello Studio Arati, concessionario degli eventi fieristici in tutto l'Oriente per conto del colosso fieristico Ubm Asia- è l'appuntamento mondiale con la più alta partecipazione di aziende italiane e straniere. Alla prossima edizione, la 32ma - aggiunge- le 230 aziende italiane presenti provengono da tutta Italia. Dal nord con Valenza, Vicenza e Milano, dal Centro con Arezzo, Firenze e Roma e dal Sud con Napoli e Torre del Greco''. Quello orientale è un mercato esigente in continua crescita: ''Ormai le fiere, soprattutto questa,- osserva- sono autentiche piattaforme globali dove confluiscono le eccellenze del mondo orafo in tutti i suoi comparti: produttori, compratori, designer''. Sarà anche per questo che Hong Kong profuma...di business. Aziende storiche e recenti, orafi ultra blasonati e nuovi brand: ci sarà un po' di tutto del panorama orafo italiano. Come Gianni Carità, la cui famiglia creava gioielli per i Borboni o come Greco vero e proprio must dello shopping di lusso meneghino.

C'è la nuova azienda romana produttrice Cenci Roma, che punta sulla personalizzazione del lusso, e chi, come Roberto Bravo di Vicenza lancia il lusso accessibile. ''La fiera di Hong Kong è quella che dà maggiori soddisfazione, sia in termini di vendite che di prospettive'', spiegano dalla Bravo. Fiore all'occhiello dell'azienda, la fascia di gioielli che si rivolge ''alla classe b, quella medio alta''. (segue)     
(Red/Ct/Adnkronos) 07-SET-14 17:08 NNNN

IL NUOVO TREND CONSACRA IL FASCINO DEL BELPAESE - DAZI E FISCO FRA I NODI DEL SETTORE (Adnkronos) -

Anche per Gianni Carità la fiera è un appuntamento da non perdere per l'alta gioielleria e la fashion jewellery, un nuovo trend che sta impazzando soprattutto in Oriente: abbinamento di vestiti casual impreziositi però da bigiotteria di qualità. New entry, quella della Cenci gioielli di Roma, città da sempre più nota per la commercializzazione che per la produzione. ''Conquisteremo i buyers con 'Viaggiando'-dice Federica Cenci- un bracciale d'oro che rievoca l'ottocentesco 'Tour d'Italie' con immagini delle nostre città d'arte disegnati su piccoli da puzzle d'oro e con smalto coloratissimo assemblabili secondo i gusti''. Non sono pochi i problemi che i nostri gioielli devono affrontare per percorrere quasi 4000 i chilometri in tutto il mondo, (1200 chilometri in più rispetto alla media del sistema moda). Primo fra tutti quello dei dazi.'' Per entrare negli Stati Uniti, le nostre aziende pagano un dazio del 6,5% - spiega De Pascale -mentre le merci statunitensi per entrare in Italia soltanto il 2,5. ''Noi vorremmo- argomenta - un rapporto di reciprocità vera, di libero scambio a dazio 0 su 0''. Altro elemento, la difesa del 'Made in Italy' sulla quale c'è ancora molto da fare anche a causa della resistenza dei Paesi del Nord Europa. Infine, ma non per ultimo, il limite all'uso del contante. E' necessaria una uniformità tra l'Italia e il resto dell'Ue. ''Se in Italia una spesa dev'essere tracciabile per combattere giustamente l'evasione fiscale- conclude- è altrettanto vero che in Francia e in Spagna non c'è quest'obbligo''. La conseguenza? I clienti del lusso, che non vogliono essere tracciati, comprano a Parigi o a Madrid. (Red/Ct/Adnkronos) 07-SET-14 17:15 NNNN